Gran Corsa di Primavera 2018

Un’altra Milano Sanremo anni ’20! La seconda per quanto mi riguarda. Una vacanza in bici dal 14 al 17 marzo. Quest’anno è il gemellaggio C.V.A.-Ciclisti DOCG. Parto con Teo il mercoledì mattina e raggiungiamo Tortona per il ritrovo al “Carrettino”. Già c’è aria di revival, molti partecipanti si conoscono da anni e ne incrocio parecchi anch’io. Sembra una regola non scritta: chi vive una Gran Corsa ci ritorna. Si caricano le bici sul rimorchio del pullman e si va ad Alessandria per il giro di presentazione e la punzonatura: la città ci accoglie con calore e un po’ d’orgoglio, in particolare per le maglie C.V.A. Un giro al Museo “Alessandria Città delle Biciclette”, aperitivo al Bike Bar, e alla fine del pomeriggio rientriamo e aspettiamo la partenza di domani.

 

Giovedì 15 alle 6:30 ritrovo e partenza in pullman per Milano. Alle 10 la partenza in bici dall’Arco della Pace, finalmente! Dopo tutti questi preparativi non vedevo l’ora di pedalare all’aria aperta. Inizia a piovere dalle prime pedalate, e già sul Naviglio Pavese mi accorgo di aver sbagliato qualcosa: inizia un calvario subacqueo che durerà tutto il giorno. Freddo e pioggia mi rendono difficile pensare ad altro. Solo dopo Pavia, complice una tregua del maltempo, riesco a godermi quel fantastico tratto di sterrato che ci porta oltre Voghera e alla cascina Duronetta col suo memorabile ristoro (peccato che quest’anno siamo schiacciati all’interno senza poter godere del portico). Da lì in poi ancora acqua, sempre più insistente, fino al colpo di grazia finale tra Tortona e il Carrettino, fine tappa di oggi. Di corsa in motel per doccia calda e vestiti asciutti! Mai fatto niente del genere, con una sensazione di inesorabile… Ma passiamo oltre!
Qui il percorso

 

Il giorno dopo, venerdì 16, la seconda tappa, da Tortona a Finale Ligure. Tutta un’altra musica! Il cielo è sereno e le gambe rispondono bene, filiamo veloci per pochi km fino al cippo di Costante Girardengo: nel 1918 da lì iniziò la fuga solitaria più lunga (e mai eguagliata) nella storia della Milano Sanremo. Non riesco a non farmi prendere da un’ammirazione sincera per questa gente che in epoche così diverse dalla nostra partiva per imprese che a quei tempi lo erano anche di più. Breve tappa al Museo dei Campionissimi di Novi Ligure e poi Ovada, ristoro e giro cerchio al Bar Trieste e ripartenza verso il Passo del Turchino.
“Stavolta salgo tranquillo” dico a Teo: non voglio fare lo stesso sbaglio dell’anno scorso, quando non riuscendo a stare dietro ai primi mi sono ritrovato solo e controvento, salvato soltanto dall’arrivo degli inseguitori con cui sono salito fino al passo. Ma appena partono non resisto e gli resto sotto, mi illudo di tenere il ritmo ma è solo l’inizio, poi partono davvero! Resto solo come l’anno scorso, ma oggi sono consapevole e rilassato, continuo col mio passo senza cedimenti. A un certo punto raggiungo Nadia, anche lei ormai staccata dal gruppo di testa. La sorpasso e “dai che andiamo insieme!”. Intanto dalle retrovie arriva quello sciupafemmine di Linò, e insieme raggiungiamo Enzo che ha rallentato per aspettare Nadia. Bellissimo: senza troppe parole cominciamo a darci il cambio a tagliare l’aria davanti e arriviamo in cima, uno splendido quartetto in linea sul traguardo allestito dal Gran Staff!
Bellissima anche la discesa verso il mare sull’altro versante, giù come cavalli impazziti e in un attimo siamo a Voltri. Da lì a Finale seguiamo le ciclabili lungo il mare con l’unica sosta a Varazze per l’ultimo ristoro con focaccia e le migliori trofie al pesto della stagione. Arrivati a Finale Ligure invadiamo la piazza e dopo qualche minuto di felicitazioni corriamo in albergo.
Qui il percorso

 

Sabato 17, terza tappa, da Finale Ligure a Sanremo. Oggi non va: parto subito male scendendo in ritardo e vengo accolto da Christian e dalla proverbiale dolcezza per cui è universalmente noto. Ma in realtà sono le gambe che non vanno: sono stanco e stanotte non ho recuperato abbastanza. La strada non mi aiuta, l’Aurelia è come al solito impestata di automobili frenetiche e ingombranti, e in più il cielo è tornato nuvoloso e accuso l’aria fredda. Mi riprendo dopo il ristoro a Laigueglia e riesco a scuotermi con la salita di Capo Berta. Da lì in poi tranquilli fino a Sanremo, ormai sembra di esserci. Arriviamo al traguardo della corsa ufficiale e lo tagliamo un paio d’ore prima dei professionisti. Andiamo al campeggio per doccia e pranzo e ci guardiamo in tv il capolavoro di Nibali. Poi in pullman fino a Tortona e lì, di nuovo sotto la pioggia, ci salutiamo frettolosi, ognuno per la sua strada.
Qui il percorso 

 

Strana questa Gran Corsa: ho passato due giorni su tre pensando che probabilmente non ne farò un’altra, e adesso che l’ho metabolizzata e ne sto scrivendo mi accorgo che sto già pensando alla prossima…
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